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TUTELA DELLA DONNA NELLA REALTA’ LEGISLATIVA ITALIANA,LA LOTTA ED IL RISVEGLIO DELLE DONNE NEL MONDO“la nostra vita vale e la denuncia è l’unica tutela”

Da : Dott.Masina VARIALE-Italia.

Dopo la completa ed analitica descrizione della tutela delle donne vittime di violenza nella realtà legislativa italiana, il mio intervento sarà finalizzato a porre l’attenzione ed eseguire un focus sui rimedi ed i primi interventi che si possono attuare e che sono di fondamentale ausilio alle donne vittime di violenza sia dal punto di vista legale e contemporaneamente anche dal punto di vista medico.

Invero quando una donna subisce violenza il primo approccio che ha è quello medico/sanitario, quindi si rivolge ad un medico o al pronto Soccorso al fine di ottenere le prime cure mediche e supporto necessario, alla quale segue l’incontro ed il supporto delle forze dell’ordine.
INVERO per rendere ancora più efficace e diretta l’acquisizione delle denunce e di tutti gli elementi di prova finalizzati a stanare e fermare l’uomo violento si rende necessaria una vera e propria raccolta di reperti, referti, corpi di reato, deposizioni e dichiarazioni della vittima, o di testimonianze.
– DAL PUNTO DI VISTA MEDICO, QUESTA ATTIVITÀ È PREVISTA DAL C.D. CODICE ROSA.
Il Codice Rosa identifica un percorso di accesso al pronto soccorso riservato a tutte le vittime di violenze che, a causa di particolari condizione di fragilità, più facilmente possono diventare vittime di violenza e discriminazioni sessuali: donne, uomini, adulti e minori che hanno subito maltrattamenti e abusi.
Il Codice Rosa non sostituisce quello di gravità, ma viene assegnato insieme a questo da personale addestrato a riconoscere segnali non sempre evidenti di una violenza subita anche se non dichiarata.
Quando viene assegnato un Codice Rosa, si attiva il gruppo operativo composto da personale sanitario (medici, infermieri, psicologi) e dalle forze dell’ordine. Il gruppo operativo dà cura e sostegno alla vittima, avvia le procedure di indagine per individuare l’autore della violenza e se necessario attiva le strutture territoriali.
Al codice è dedicata una stanza apposita all’interno pronto soccorso, la Stanza Rosa, dove vengono create le migliori condizioni per l’accoglienza delle vittime. Dal 2014 il Codice Rosa è attivo in tutte le Aziende sanitarie e ospedaliere della Toscana: le ASL di Massa e Carrara, Lucca, Pistoia, Prato, Pisa, Livorno, Siena, Arezzo, Grosseto, Firenze, Empoli, Viareggio e AOU Careggi, Meyer, Pisana e Senese. Tale Regione è servita da sperimentazione ed ha funzionato molto bene, per cui può e deve essere da modello per tutta l’Italia e per tutto il mondo.
– In Toscana nel 2015 sono stati 3.049 (2.623 adulti e 426 minori) i casi emersi grazie al progetto : 2.877 per maltrattamenti (2.504 adulti e 373 minori); 147 per abusi (94 adulti e 53 minori); 25 per stalking (solo adulti). Nel 2014 erano stati 3.268. Dall’inizio del 2016 nella Asl Toscana Centro è partita una sperimentazione che ha migliorato e reso più efficace il progetto del Codice Rosa, introducendo un servizio che consente di seguire e assistere sul piano sociale e psicologico le persone vittime di violenza che si sono presentate al pronto soccorso. La regione ha destinato 70.000 euro per questa sperimentazione, prevedendo anche il proseguimento delle attività formative a carattere regionale, per garantire la formazione del personale delle aziende che opera nell’assistenza, cura e tutela delle persone vittime di violenza nell’ambito del progetto Codice Rosa.
– Il “Codice Rosa” è un percorso di accoglienza al pronto soccorso dedicato a chi subisce violenza, che si colloca e si armonizza con la storica rete dei centri antiviolenza e delle altre associazioni di volontariato e solidarietà. Parte da una stanza dedicata all’interno del pronto soccorso, nella quale accedono tutti gli specialisti che dovranno visitare la/il paziente. Il suo punto di forza è una task force interistituzionale, una squadra formata da personale socio-sanitario (infermieri, ostetriche, medici, assistenti sociali, psicologi), magistrati, ufficiali di Polizia giudiziaria impegnati in un’attività di tutela delle fasce deboli della popolazione, quelle che possono essere maggiormente esposte a episodi di abuso e violenza: donne soprattutto, ma anche minori, anziani, persone vittime di abusi e discriminazioni sessuali.
L’intervento congiunto di questa task force permette di prestare immediate cure mediche e sostegno psicologico a chi subisce violenza, nel fondamentale rispetto della riservatezza. Questa attività congiunta avviene nella più ampia tutela della privacy e dei “tempi dei silenzi” delle vittime e nel rispetto della loro scelta sul tipo di percorso da seguire dopo le prime cure.
Il compito principale del gruppo è l’assistenza socio-sanitaria e giudiziaria alle vittime di violenza, con un’attenzione particolare a far emergere quegli episodi di violenza in cui le vittime hanno difficoltà a raccontare di essere state oggetto di violenza da parte di terzi: una reticenza dovuta spesso alla paura di ritorsioni. Alla base dell’attività della task force c’è un protocollo firmato congiuntamente da Regione Toscana e Procura della Repubblica. Alle cure si affianca l’azione sinergica e tempestiva delle Procure e delle forze dell’ordine, per rilevare tutti gli elementi utili, avviare le indagini, monitorare e tenere sotto controllo le situazioni a rischio nei casi di mancata denuncia. L’adozione di procedure condivise e di specifici protocolli operativi ha consentito di velocizzare i tempi di indagine e dei processi.
QUESTO PROGETTO/PROTOCOLLO E’ INDISPENSABILE PER SUPPORTARE LE VITTIME DI VIOLENZA E FAR IN MODO CHE NON ESCANO DAL P.S. SENZA AVER DENUNCIATO SOLO PER OMERTA’ O PAURA, L’AGGRESSORE E PORTARE SULLE PROPRIE SPALLE DA SOLE IL PESO DELLA VIOLENZA.
– LA VIOLENZA E’ ANCHE VIOLENZA ECONOMICA, UN ALTRO FONDAMENTALE INTERVENTO E’ QUELLO DI FORNIRE UN CONTRIBUTO ECONOMICO
La violenza domestica è anche violenza economica, come descritto dalla collega Avv. Bocchi, quindi le donne devono essere aiutate e supportate nel raggiungere una propria indipendenza. Un importante intervento dell’U.E. In tale senso era proprio quello di costituire un Fondo per il sostegno alle donne vittime di violenza con riferimento ad interventi sanitari e socio- sanitari per contribuire alle spese per le cure mediche, psicologiche, nonché ad accompagnare la donna vittima di violenza nel percorso di autonomia. Le line guida per accedere al fondo sono riportata sul BURC n. 55 del 16.08.16, Delibera della Giunta Regionale Campania sulla gestione dei fondi della Unione Europea e che trae la sua fonte dalla Legge sul Femminicidio n.119/2013.
Hanno diritto ad accedere alle risorse destinate al Fondo, le donne vittime di violenze e maltrattamenti residenti in Campania e che hanno in corso un procedimento penale per un reato di violenza, di cui la richiedente è parte offesa. Quali criteri e modalità di accesso, risultano essere prioritari la presenza di minori e le condizioni sociosanitarie delle donne.
Sono ammesse a contributo: le spese riferibili al sostegno successivo alle conseguenze dovute alle violenze subite sia per le vittime stesse che per i loro familiari sopravvissuti alla violenza, quali il sostegno psicologico, le cure mediche, gli interventi domiciliari, nella misura di € 5.000,00 una tantum. Il contributo sarà erogato sulla base dell’istanza, in cui saranno riportati i dati anagrafici, il codice fiscale ed il numero dei figli a carico della beneficiaria finale, sottoscritta dal legale rappresentante del Centro antiviolenza e/o della casa di accoglienza che ospita la donna vittima di violenza. Le suddette spese saranno ammissibili qualora non siano coperte dal Servizio sanitario nazionale.
· Le spese relative a percorsi di sostegno all’autonomia delle vittime della violenza(ad es. contributi abitativi, acquisto libri, materiale didattico, spese di trasporto pubblico a favore dei minori a carico), nella misura massima di € 3.000,00 una tantum.
· Tali contributi saranno erogati al termine del periodo di accoglienza presso strutture accreditate ai sensi degli standard regionali in base al Regolamento n.4 di cui alla DGR n. 107/2014 e qualora inserite in un percorso lavorativo che permetta loro di rendersi economicamente indipendenti.
· Al fine di incentivare il recupero dell’autonomia delle donne vittime di violenza saranno previsti, altresì, a valere sulle risorse disponibili dei Fondi strutturali, eventuali percorsi di inserimento socio-lavorativo. Il contributo sarà erogato sulla base dell’istanza, in cui saranno riportati i dati anagrafici, il codice fiscale ed il numero dei figli a carico della beneficiaria finale, sottoscritta dal legale rappresentante del Centro antiviolenza e/o della casa di accoglienza che ha ospitato la donna vittima di violenza.
· I contributi saranno erogati entro 6 mesi dalla data dell’accoglimento della richiesta avanzata dal legale rappresentante del Centro antiviolenza e/o della casa di accoglienza di riferimento per conto della donna stessa.
Sono provvedimenti attesi da tempo e che sono volti ad aiutare in maniera concreta le tante donne che, per mancanza di libertà economica, subiscono in silenzio tra le mure domestiche ogni forma di violenza. Sono ,sicuramente, un ‘incentivo per fare emergere la violenza sommersa e per fare acquisire il coraggio alle donne di denunciare. Finalmente Le istituzioni si fanno carico, in maniera incisiva, del fenomeno della violenza a danno delle donne che non è un problema individuale bensì un problema della società.
CONCLUSIONI

TALE FONDO è stato percepito da molte Regioni come Piemonte e Campania che hanno emesso specifiche Leggi regionali in attuazione alla predetta direttiva e si auspica che venga, come il protocollo Codice Rosa applicato e recepito da tutte le Regioni italiane e dal mondo intero.
L’obiettivo ed il messaggio che vogliamo lanciare è NON LASCIAMO SOLE LE DONNE ITALIANE O DI QUALSIASI ALTRA NAZIONALITA’ ED I LORO FIGLI, ma affianchiamoli nella lotta contro gli uomini violenti fina dal primo momento supportandole anche a compiere il primo passo, ovvero la denuncia dei fatti alle A.G

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